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Alla ricerca delle nostre origini
Testi a cura di Andrea Di Marino  maggiori info autore
Quando c'e stato proposto dagli amici Eugenio e Domenico di collaborare ad uno studio da loro gia avviato sulle origini di Opi e Pescasseroli riguardanti la nostra zona, ci siamo sentiti orgogliosi e, nello stesso tempo, partecipi. Gia nel lontano novembre del 1986 la Pro Loco di Opi promosse un incontro-dibattito per sollecitare la conoscenza delle origini della nostra zona e principalmente di Opi. A tale incontro era presente, tra gli altri, l'Architetto Bordone oltre, naturalmente, i relatori Prof. Grossi e Prof. Tarquinio.
  
L'iniziativa fu apprezzata e nella primavera del 1987, e più precisamente nei giorni 1-2-3 maggio, si tenne il primo convegno nazionale di Archeologia sul tema: "Il territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo nell'antichità". Al convegno parteciparono illustri studiosi, professori universitari ed archeologi, convegno che venne organizzato dall'ORSA, che partorì un interessante volume. I mass media di quel tempo si interessarono della cosa tanto che si lessero titoli di questo tipo: "Riscoprire l'antico Abruzzo", "Dal convegno nazionale di archeologia un appello a rivedere il mondo delle leggende fiorite intorno al Parco", "Opi alla ricerca delle radici storiche", "Antichi giorni nel Parco", "Tutta l'area del P.N.A. trascurata dal punto di vista archeologico". 
  
Da quella data ad oggi, pero, nulla o quasi si e mosso. Alla luce di queste testimonianze - ebbe a sostenere il sottoscritto - ed anche alla luce di un certo interessamento da parte della Soprintendenza Archeologica di Chieti, sollecitata da più 36 parti ed anche dai nostri amici, vogliamo con questo incontro suscitare interesse tra i giovani ed i meno giovani in modo da creare una sezione staccata dell'archeo-club in Opi. Tutto questo per poter recuperare (e ce lo auguriamo con sincerità e fiducia) quei reperti che pure sono stati traslati dalle dimore abituali ed hanno raggiunto luoghi a noi sconosciuti. 
  
Questo e quanto ci auguriamo da questa giornata di riflessione e di ricerca sulle nostre origini. (4.08.1993) Secondo le notizie che ci sono pervenute, molte sarebbero le ipotesi della nascita di Opi, ma la più attendibile e quella che fa derivare Opi dalla Dea dell'abbondanza, figlia di Saturno, alla quale era, secondo alcune credenze, dedicato in epoca pre-romana un santuario che sorgeva sulla sommità della collina. L'Agostinone sostiene, ma non ne e certo, che sull'attuale colle dove sorge Opi sorgesse Milonia; altri la vogliono dove trovasi Lecce dei Marsi; altri, ancora, a poca distanza da Villetta Barrea. Ma torniamo ad Opi la cui nascita si fa risalire al 218 a.C. Prima pero di passare a parlare di Fresilia, altra città del tempo, da cui dopo la sua scomparsa pare nascesse l'attuale Opi, vogliamo precisare il concetto di pre-romano. 
  
Quando si parla di pre-romano non vuol dire che quel centro o quell'altro esistesse prima della nascita di Roma, ma si deve intendere il tempo quando quel centro o quell'altro fu occupato dai Romani. Vi e ad Opi una località, "Casali", alle pendici del Monte Marsicano ove, secondo il De Arcangelis, esisteva una città chiamata "Fresilia"; era forse proprio qui, il luogo che i Romani avrebbero riservato per i loro soggiorni. Dopo la scomparsa di Fresilia o, forse, per un certo evento catastrofico, i pochi che riuscirono a salvarsi si sarebbero rifugiati sulla sommità della collina e per ringraziamento alla Dea per lo scampato pericolo avrebbero chiamato questa località Opi. Una zona, questa, effettivamente piena di testimonianze, basti ricordare la scritta "Sacerdos Cerialis" attualmente inserita e parte integrante della struttura dello obliquo campanile della chiesa Parrocchiale di Opi S. Maria Assunta; altra scritta trovasi sul muro di protezione della piazza della Chiesa, senza parlare di una porzione di colonna che ora trovasi in località Masseria. 
  
Altra testimonianza di grandissima importanza e la scritta su roccia al km. 54 della S.S. 83 Marsicana. Molti si sono cimentati nei tempi passati a decifrare e a tradurre quella scritta; vi riusci un ex Vescovo dei Marsi; essa ricorderebbe la costruzione di un tempio in cui fu posto un simulacro marmoreo dedicato a Giove, il tutto ad opera di L. Accio Terentio nel 144 d.C. Per gli appassionati di scrittura latina diciamo che la stessa e stata inserita nella raccolta generale delle iscrizioni latine "Il Corpus Inscriptiorum Latinorum", Vol. X n. 5142.
  
Abbiamo detto che la scritta e del 144 d.C., proprio a cavallo delle due persecuzioni, quella di Domiziano del 95 e quella di Decio del 250; segue poi quella di Diocleziano nel 303 d.C.. SoIo nel 313 d.C. Costantino emano il famoso editto di Milano, editto che lasciava liberi i cittàdini di professare la religione preferita. Tornando a Opi e ai reperti archeologici esistenti, citiamo una necropoli in Val Fondillo, con dischi corazza, armille e collane in 38 lamine di bronzo, lance e glaudio ritrovati proprio nella Val Fondillo che fanno pensare, secondo quanto affermato recentemente dal Prof. Grossi, ad una grande necropoli in Opi; tale tesi e confermata dalla Dott.ssa Cinzia Morelli della Soprintendenza Archeologica di Chieti che ha effettuato gli scavi durante l'estate scorsa. 
  
Le poche notizie sulla terra di Opi sono fornite da un anonimo di Opi in un raro manoscritto conservato da privati di Villetta Barrea. Altri accenni sono contenuti nelle opere di Phoebomius, Carsignani, Antonucci, Letta e D'Andrea oltre al De Arcangelis. Recentemente, in un convegno che si e tenuto all'Hotel Val di Rose di Civitella Alfedena, la Dott.ssa Raffaella Pagi dell'Università di Chieti ha svolto la sua relazione sul tema "La via dell"acqua del Sangro e la necropoli di Alfedena" e ha messo in evidenza le tombe che sono state ritrovate ad Alfedena e Capestrano e si e soffermata ad illustrare i dischi corazza in bronzo, mettendoli a raffronto con quelli rinvenuti in altri centri. Secondo il Cianfarani questi dischi sono stati ritrovati a Torricella Peligna, Paglieta, Vasto, Barrea e ad Opi. 
  
Centri fortificati Marsi sono presenti sul Colle della Regina, tra Opi e Pescasseroli, sull'attuale centro di Opi e sul Monte Dubbio (a controllo della strada che conduce a San Donato Val di Comino); questa strada era detta "via Antiqua que dicitur Marsicana" ed e l'attuale strada per Forca d'Acero. Il territorio di Opi fu compreso tra i Volsci, i Marsi e i Peligni; questo nel periodo Italico-Romano. Resti sono presenti in localita "Casale di Opi" e probabilmente sono riferiti alla scomparsa città di "Fresilia", "Fonte di Giove" 39 
e "Fonte Artuno" oltre ad un santuario a "Vesuna" iscrizione Marsa del III secolo a.C. dimostrata dal Letta. 
  
Nel Medioevo, sul colle dell'attuale Opi, fu costruito un castello fortificato, "Oppidum", da cui si fa derivare il nome attuale. Borgo a struttura medioevale, posto su quella specie di masso sporgente a 1250 m. d'altezza, dovette essere utilizzato in ogni tempo come baluardo naturale di difesa e fa pensare, come dice l'Agostinone, ad uno dei colli, anche se con meno importanza, su cui sorse Alba Fucense, avanguardia dei Romani verso il popolo Marso. Opi non mostra traccia di tempio pagano; meta di festosi pellegrinaggi, esso fu distrutto senza che gli storici se ne accorgessero ma, a differenza di altri centri, la ricostruzione avvenne nello stesso luogo e fu conservato lo stesso nome a conferma della Dea pagana, ed il nome venne esteso a tutto il villaggio. Sono comunque racconti tramandati a voce e per iscritto c'e ben poco. 
  
Situato a confine tra il territorio dei Marsi, dei Volsci, dei Peligni e dei Sanniti, Opi fu teatro di numerose occupazioni; si parla anche di battaglie condotte da Caio Mario nel periodo "Bellum Marsum" o guerre sociali. Nel Medioevo il territorio appartenne a vari casati, tra questi citiamo le famiglie dei Sangro, dei D'Aquino, dei Davalos. Finito il dominio dei Davalos, Opi passo sotto altre potenti famiglie, come gli Sparno, i Cimini, i Cappelli, i Nardillo, gli Orazi e i Notarunzio. Nel 1737 il feudo di Opi viene ereditato dalla Baronessa Margherita Paolone e negli ultimi decenni del secolo dalla Baronessa Maria Maddalena Parente di Scanno. Nel 1813 Opi si trova unita a Pescasseroli da cui si stacchera qolo in epoca successiva, esattamente nel 1854, per non tornare più con Pescasseroli almeno fino ad oggi che scriviamo. 
  
Con la costruzione poi della strada Barrea-Opi-Pescasseroli-Gioia si risolse, sia pure in parte, il secolare isolamento delle zone, costruzione che avvenne negli ultimi decenni dell'ottocento e nei primi del novecento. Tramontato il Feudalesimo, Opi sali al rango di Università. Sono di quell'epoca la nascita dei diritti di uso civico e le liti di confine con i comuni vicini, tra cui Pescasseroli, sotto la cui giurisdizione Opi ricadde più di una volta (l'ultima dal 1813 al 1854) e Scanno, confine ancora non ben definito in localita Valle Orsara-Monte Marsicano. Nel 18' e 19' secolo, come tutta la zona, Opi fece parte del Regno delle Due Sicilie. 
  
Proprio durante questo periodo, ma per la verità ancora prima, era in atto un fenomeno sociale molto complesso; ora per ragioni di carattere politico, ora per ragioni di carattere sociale, come per esempio il brigantaggio. Il brigantaggio, che faceva capo ad alcuni Baroni del luogo, imperversava in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia ed ovviamente in Abruzzo. Fu nel periodo sopra accennato che si registrarono i più famosi episodi di brigantaggio. Nella Val Fondillo, in località "Colle Consolito" e sul valico di "Forca d'Acero", avvennero alcuni episodi che per la loro efferatezza ancora oggi sono sulla bocca di tutti. Ed ecco, forse dettato dalle paure e dalle fantasie, nascere il nome di "Forca d'Acero" a ricordo di una impiccagione avvenuta in quella zona ad opera di un brigante rimasto sconosciuto. Ci stiamo avvicinando, intanto, alla grande emigrazione, quella di oltre oceano, del 1880. 
  
Opi, allora, contava, circa 800 abitanti, ma con l'emigrazione nelle Americhe la popolazione subi un forte calo. Il paese si spopolo; pochi rimasero nella loro terra natia, principalmente donne e bambini; i vecchi continuarono il lavoro dei campi, dei boschi, l'allevamento del bestiame. In un secondo tempo molti di essi partirono e raggiunsero i propri cari, per cui la popolazione di ridusse ulteriormente. Poi, per i piccoli che non erano partiti per le Americhe, ci fu la partenza alle Armi, la Prima Guerra Mondiale, altra gente, altri giovani, altre vedove, altre spose rimaste sole; e l'anno del terremoto del 1915. Morti, miseria, fame, famiglie disunite insomma, un periodo da dimenticare. Poi anche questo fini ed i pochi rimasti si dovettero riorganizzare. Fu nel 1926 che l'amministrazione di allora riuscì ad acquistare il proprio Palazzo Municipale appartenente alla famiglia Rossi. 
  
Ci fu la ripresa confortata dalla speranza di essere sopravvissuti alla guerra, ma purtroppo se ne stava preparando un'altra, forse ancora più crudele per gli Opiani e non solo per loro ma per tutto l'Alto Sangro che subi le conseguenze peggiori. E la seconda guerra Mondiale; dopo un periodo di governo dittatoriale si tornava di nuovo alla guerra. Ad Opi, che era stato dichiarato sfollato, morirono 49 persone tra le quali molte di Castel di Sangro. Chi vi scrive e nato in quell'epoca ed e stato allattato, alla nascita, da una donna di Barrea la quale traverso Gioia dei Marsi come sfollata. 42 Ma restiamo a trattare il periodo più vicino ai nostri tempi, quello degli anni della rinascita, del dopoguerra, del nuovo risorgimento e quindi della , che il De Arcangelis ha in qualche modo immortalata. 
  
In questi anni il paese raggiunse il massimo splendore; negli anni che vanno dal dopoguerra al 1960 contava 920 abitanti. Sono di questo periodo la sistemazione delle strade carrozzabili, la sistemazione di piazzuole, la realizzazione di opere importanti, come le fogne e la selciatura delle strade del paese; insomma Opi si diede un nuovo volto. Poi un'altra emigrazione, questa volta interna, oltre le Alpi, a cavallo degli anni 60-70. Il paese si spopola gradualmente fino al 1975, anno della svolta elettorale. Nel maggio del 1975 ad Opi ci fu il passaggio delle consegne politiche, passaggio che avvenne ai danni della D.C. che fino ad allora aveva gestito la cosa pubblica nel bene e nel male. 
  
In 20 anni, diciamolo, si realizzo abbastanza, anzi molto, soprattutto a livello di lavori pubblici. Furono ultimati i lavori di captazione dell'acqua della sorgente Ciarlante, furono rivisti l'acquedotto Mecca e tutta la rete idrica e fognante obsoleta che esisteva; furono realizzate molte opere pubbliche, dalla pavimentazione di molti bracci di strade non ancora sistemate e fu dato al paese un aspetto più vivibile e più civile. "Cioncia" e le "Macerie", oggi, sono diventate due piazze graziose e caratteristiche, le casette sono un gioiello di urbanistica. Il Cimitero fu messo in ordine, furono asfaltati alcuni pezzi di strada comunale esterna al centro abitato e fu costruito pure il 43 
campo sportivo ed il campo da tennis; fu realizzata l'opera faunistica del Camoscio e nel Museo dello stesso fu realizzato il depuratore e fu captata l'acqua della fonte di Rocco. 
  
Fu istituito, inoltre, il servizio di N.U. e fu ampliata l'illuminazione pubblica. Altro avrebbero dovuto farlo le amministrazioni che seguirono. Tutto questo ha dato ad Opi una spinta di rinascita, ma dal 1975 ad oggi, anno di grazia 1995, non si e arrestata l'agonia del paese, che va progressivamente depauperandosi: nel 1975 eravamo 620 abitanti, nel 1985 510 e, con il censimento del '91, 540. Oggi che scriviamo ne siamo 480. Orbene, il problema più importante per noi (e anche il titolo di una vecchia canzone di Celentano) consiste nel ridare al nostro paesello l'aspetto di un paese più vivo e dinamico. 
  
Per Celentano il problema più importante era di "trovare una ragazza la sera per andare alle balere a ballare", per Opi, e per noi che scriviamo, il problema e quello di arrestare l'emorragia dell'emigrazione. Come si può fermare questo fenomeno? La Zootecnia, che tanto era stata decantata all'inizio del 1975, non ha dato purtroppo i frutti sperati (ricordiamo lo studio effettuato da Tabet). L'Artigianato, a sua volta, e quasi del tutto inesistente. L'unico settore che ha dato uno spiraglio di fiducia e stato il Turismo con la nascita della "Cooperativa Monte Amaro" (con l'annessa scuola sci di fondo), della "Cooperativa S.O.R.T." per la gestione degli ostelli e la recente apertura di un nuovo locale adibito a bar e la nascita della "Cooperativa Val Fondillo" per la gestione dei campeggi. 
  
La parte alta del paese e quella centrale sono rimaste inabitate a causa anche del terremoto del 1984 che ha contribuito a far spopolare il vecchio centro. Parlare del futuro non e facile, ma qualcosa bolle in pentola; al riguardo, pero, ci sia consentito di fare una riflessione: chi farà nel futuro le cose che si dicono se tra qualche anno Opi diventerà un paese di vecchi?
 
Testi tratti dal libro Storia di Opi
 
 
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