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Opi agli inizi del '900 e durante il fascismo
Testi a cura di Andrea Di Marino  maggiori info autore

La prima meta del '900 6 stata particolarmente importante nella in quanto ci sono stati cambiamenti rivoluzionari: nelle abitudini, negli usi e nei costumi della gente. Innanzitutto, l'apertura delle vie di comunicazione di fine ottocento avevano messo fine definitivamente all'isolamento secolare del paese sia verso la Ciociaria, con la costruzione della provinciale Opi-Forca d'Acero, costruita nel 1895, che venne portata fino all'abitato, per l'interessamento del Cavaliere Don Domenico Ursitti, sia con la precedente costruzione della statale marsicana 83 eseguita nel 1888, che inizia da Avezzano e prosegue fino a Castel di Sangro; l'opera fu eseguita dalla ditta Graziani rii Villetta Barrea. 
  
La facilità di spostamento aveva favorito la mobilità delle persone verso altri paesi o città. Le condizioni igieniche del paese migliorarono quando, nel 1303, venne costruito l'acquedotto comunale, attingendo le acque dalla fonte "Mecca" che aveva speciali requisiti, come fu accertato dalle analisi fatte dal farmacista dell'epoca Tommaso De Arcangelis. Prima, per secoli, le donne di Opi andavano a lavare i panni nel fiume Sangro, sotto il paese, mentre attingevano l'acqua per bere e per cucinare, portata sulla testa con la "conca di rame", dalla famosa fonte dei "Cementi", apprezzata da tutti per le sue  acque freddissime "Spaccadenti". 
 
Il 26 settembre 1912, quando era Sindaco ad Opi Giuseppe Ursitti, ebbe inizio il servizio postale in autovettura: "L'inaugurazione fu fatta domenica 15 corrente in Pescasseroli, con un pranzo al quale intervennero i sindaci della vallata e molte notabilità, tra cui Benedetto Croce ed Emilio Agostinono". Il tratto Pescina-Pescasseroli, a causa della chiusura del passo di Gioia vecchio durante i mesi invernali, funzionava soltanto sei mesi l'anno: dal l' maggio al 30 ottobre. Il 13 gennaio 1915 un violento terremoto si abbatte sulla Marsica, distruggendo Avezzano, mentre a Opi fu meno disastroso di quello del 1901, anche se comunque causo gravi danni alle abitazioni del paese. Inizio cosi la ricostruzione sotto la direzione del Sindaco Pasquale Cimini, a seguito del decreto legge n' 2079 del 22 dicembre 1915, con il quale si autorizzava I'Unione Edilizia Nazionale (U.E.N.) allo sgombero delle aree private. 
  
Tra il 1915 ed il 1919 vennero costruite sotto Opi, in località "Pratone Francone", le casette asismiche e, all'estremità del paese, venne edificata la nuova scuola elementare. Nel 1920 il servizio postale fu effettuato con nuovi e più potenti mezzi che permisero di raggiungere la salita sopra Opi. Venne progettato anche un servizio postale che partendo da Opi e passando per Monte Panico doveva raggiungere Sora e Frosinone per proseguire poi verso Roma. Ma prima il terremoto del 1915, poi le guerre, bloccarono il progetto su cui non si torno più a discutere. Durante il fascismo, nel 1923 venne istituita la carica di Podestà prima a Ettore Ursitti e poi a Donato Sgammotta, carica che fu tenuta fino al 1944, quando venne soppressa dal governo Regio. 102 Nel 1923, durante l'epoca del podestà Ursitti, venne restaurato il palazzo comunale ex proprieta dei Rossi. 
  
In seguito, al tempo del podestà Sgammotta, l'amministrazio' ne comunale pago dei "Premi demografici" secondo il decreto del Duce del 7 marzo 1936: K 400 per il primo figlio, Z 600 per il secondo, E 1000 per il terzo, f 1.500 per il quarto, Z 2.500 per il quinto, K 3.000 per il sesto: "Per venire incontro alle nobili direttive che ispira l'azione del Governo Fascista, per il potenziamento della nazione". Seguendo le direttive della politica forestale del regime, la milizia forestale opero il rimboschimento propagandistico nella piccola pineta che fronteggia il quartiere delle casette sotto Opi che, vista dall'alto, sembra un "Fascio Littorio" realizzato con degli alberi oltre la pinetina lungo la salita che porta ad Opi. 
  
Il 2 ottobre del 1921, il consiglio comunale di Opi, primo fra tutti i paesi dell'Alto Sangro, acconsenti all'affitto dell'alta Val Fondillo alla "Pro Montibus", facendo cosi di fatto nascere il Parco Nazionale d'Abruzzo. Poco dopo pero i rapporti con esso diventarono difficili e nel dicembre del 1923, in un clima di violenta ostilità popolare nei confronti del Parco, il consiglio comunale decise di revocare la delibera del 2/10/1921. Nel 1929 il Presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo, Erminio Sipari, porto avanti la battaglia per impedire la costruzione del lago artificiale nella piana di Opi. Dieci anni prima, nel 1919, il Prefetto de L'Aquila aveva chiesto all'ispettore capo del Genio Civile e a quello della Forestale quali fossero le zone adatte per gli invasi artificiali. Erano cosi state scelte la Val Fondillo e la foce di Opi. 
  
La società italiana per l'ammoniaca sintetica presento una relazione tecnica per la realizzazione di due invasi artificiali con centrali elettriche alla foce di Opi. Successivamente, il ministro del lavoro approvo il progetto ed all'inizio del 1926 la ditta Terni stabili di realizzare i due progetti ed inizio le trivellazioni ad Opi. Ma intanto, nel 1932, il Presidente del Parco Sipari si oppose con successo alla captazione delle sorgenti del Fondillo, dopo che anni prima la commissione amministratrice aveva dichiarato nel verbale della seduta del 20/4/1929 la foce di Opi di grande interesse paesaggistico e che pertanto si andava contro la legge 778 del 1922 sulle bellezze naturali. 
  
Un documento del gennaio 1934 sulla ferrovia AvezzanoVillavallelonga-
Pescasseroli-Alfedena, nell'archivio del Parco Nazionale d'Abruzzo, fascicolo "Passaggio da Eapna a ASFD" si affermava: "La Ferrovia Avezzano-Alfedena non ha maggiori speranze di quelle altre sue consorelle d'Abruzzo. Pero non e detto che la Ferrovia dovrebbe costruirsi per intera nel secolo presente; dal punto di vista del Parco basterebbe costruire il primo tratto, e cioè Avezzano-Opi. Infatti può essere annoverata tra le probabili future ferrovie turistiche. I treni della neve potrebbero scaricare nel Parco 2.500 persone al mattino e riportarle nella notte a Roma. La durata di percorrenza sarebbe esattamente di tre ore da Roma ad Opi, col vantaggio che i gitanti non dovrebbero mai uscire dal treno, riscaldato d'inverno. Se cio si avverasse si giungerebbe più presto ad Opi ". 
  
Il Comune di Opi, nella delibera del consiglio comunale del 28 aprile 1952, appoggio le iniziative del Parco Nazionale con la seguente motivazione: "Considerata l'opera attiva e fattiva dell'Ente, ricorda che la vita dell'Ente e stata messa in pericolo dalla mancata valutazione delle esigenze locali, delle necessita dei Comuni e soprattutto dal sempre auspicato e mai realizzato sviluppo turistico della zona. Auspica, quindi, che vengano disposte provvidenze di carattere turistico anche per Opi". 
  
In una curiosa lettera del 1951 inviata da Ludovico Cellone di Opi al Presidente del Parco Nazionale, c'era scritto: "Fin dal 1920 sono ricercati gli scritti originali per i drammi cinematografici, io ho creduto come meglio ho potuto di scrivere a matita un dramma che cita un po'il Parco Nazionale d'Abruzzo; non e un capolavoro, ma a quanti ne ho visti potrebbe andare. In Opi favorevole al Parco c'e solo il Rev. Sac. Cav. Don Alessandro Ursitti e la guardia, in 30 anni non c'e nessun segno a ricordo, facendo questo lavoro al popolo ci si fa guadagnare qualche cosa, si avvicinano al Parco". Il Presidente del Parco Remo Scarpitti rispose alla lettera di Cellone, comunicandogli la sua impossibilita ad aiutarlo. L'onorevole Rivera, nel 1950, aveva dimostrato il suo interessamento alle sorti del Parco, con una serie di pareri che richiedeva a persone competenti come Don Arturo Ursitti di Opi, che era membro della Commissione dell'Ente all'epoca di Erminio Sipari. Sempre al tempo del podestà Donato Sgammotta, il 3 aprile del 1925 la ditta Carlo De Capitani inizio i lavori per dare ad Opi l'illuminazione. 
  
Si avvicinava intanto l'inizio della seconda guerra mondiale nel 1939, ma sia Opi che gli altri paesi dell'Alto Sangro ne rimasero fuori, dato che erano molto lontani dalle linee del fronte, fino all'estate del 1943. Ma l'8 agosto ed il 3 settembre del 1943 i paesi altosangrini vennero bruscamente coinvolti nella guerra; si ricordino i bombardamenti di Sulmona. Gli eventi precipitarono dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, quando i tedeschi si ritirarono sulla linea "GUSTAV" (Sangro, Rapido, Garigliano) a ridosso dell'Appennino abruzzese. Sul passo di Opi c'era un deposito di munizioni tedesche (chiamato Punkt 1536 nelle carte tedesche), ed anche un posto di sosta per autoveicoli detto "Wageuhalteplatz". 
  
I tedeschi riuscirono ad abbattere un aereo alleato sopra il cielo di Opi che andò a precipitare nel mezzo della terra detta "Prato Francone" presso le casette asismiche (ricordo di mio padre). Il 19 novembre 1943, il comune di Opi fu dichiarato sfollato, dopo che due bombardamenti distrussero una palazzina situata alla meta del paese (odierno monumento ai caduti) in cui perirono 49 civili. Nell'inverno del 1943 operava nell'alta Val Fondillo di Opi una banda di partigiani al comando del capitano Franco Liguori. Il 30 maggio dello stesso anno un pastore di Opi di vent'anni, Giovanni Cimini, detto "Crisostomo", venne intercettato da una pattuglia fascista mentre rientrava in paese. 
  
All'intimazione di fermarsi e di togliersi le scarpe, si dette alla fuga, ma fu subito raggiunto da una fucilata che lo colpi alla schiena (ricordo di mio zio Gerardo Cimini, coetaneo di "Crisostomo"). Il 6 giugno, invece, sempre del 1943, venne soppresso per rappresaglia l'undicenne Tiberio Cimini presso Lecce dei Marsi che viveva con la famiglia a Villetta Barrea. Durante l'occupazione tedesca si distinse il Parroco di Opi, Don Alessandro Ursitti, a cui venne riconosciuto il merito, dal "Gruppo di Resistenza Alta Valle del Sangro", di essersi attivamente adoperato per la salvezza dei suoi concittàdini e per aver aiutato molti fuggitivi (Ricordo dei parenti della famiglia Ursitti). 
  
Tra l'ottobre del 1943 e l'estate del 1944, i paesi dell'Alto Sangro vennero bombardati e abbandonati dagli abitanti; vengono distrutti interi ettari di boschi e pascoli dalle armate tedesche in ritirata e fatti saltare con le mine i ponti sul fiume Sangro. Nel 1943 il Comune di Opi vendeva alla ditta Lancia mille ' piante di faggio per trasformarle in compensato di tipo Avion, su commissione del ministero dell'Aeronautica. Dalla segheria di Opi vennero requisiti 70 tavolati di faggio '' per uso militare. Finita la guerra, nel 1948 ebbe inizio un importante rimboschimento nell'Alto Sangro e si cerco di migliorare i pascoli montani che erano stati danneggiati dalla guerra. 
  
Nel dopoguerra venne eletta nel 1946 la nuova amministrazione comunale e fu eletto sindaco Erminio Ursitti che resto in carica fino al 1950. Egli fece fare la pavimentazione di alcune strade interne del Paese con selci bianchi e fece costruire la strada montana di accesso alla Val Fondillo. 
Ricordiamo gli Opiani caduti Guerra 1915-1918: 
Cimini Felice Cocuzzi Felice Di Vito Giovanni Gentile Michele Tatti Angelo Guerra di Libia: 
Boccia Gerardo Cimini Giacinto 
Caduti Civili 1943: 
Boccia Emidio Di Nella Ida Settimia Ferrazza Maria Giuseppa Paglia Gerardo Massimo Paglia Maria Mosena Ricci Giovanna Sforza Maria Concepita Tilli Carmela Ursitti Eneide Ursitti Annina Maria Ursitti Maria Domenica 
Morti per residui di guerra 1945-46
Cimini Giovanni Crisostomo Di Marino Andrea Di Santo Ascenzo Antonio Tatti Giovanni Tatti Giuseppe 
Caduti militari 1940-45: 
Ten. Ursitti Antonio Boccia Nunziato Gerardo Boccia Vittorio Cimini Fabio fu Michele Cimini Fabio fu Domenico Cimini Felice D'Anastasio Gesualdo Di Natale Domenico Di Vito Ippolito Leone Liberato Ricci Carmine Stefanino Seimonte Desiderato Ursitti Gaetano.


Testi tratti dal libro Storia di Opi
 

 
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