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I baroni indigeni (Secolo XVI XVII - XVIII)
Testi a cura di Andrea Di Marino  maggiori info autore
Nel 1548 la Marchese di Vasto fece liberare Scanno, Opi, Pescasseroli ed altre proprietà che le erano state tolte arbitrariamente dai cittadini di Anversa. Mando un certo Prospero Quinzio, suo delegato, per derimere queste controversie e a titolo d'incoraggiamento per i danni subiti distribuì tremila ducati per rimettere su le famiglie dei vecchi feudi. Inoltre, fece giurare ai suddetti sudditi di non rivendere le proprie terre ad altri feudatari. Per quanto riguarda la terra di Opi, ci furono controversie di confine con Pescasseroli. 
  
La Marchesa del Vasto, Signora delle due terre, commise nel 1574 al Dottore Gian Leonardo Petra, suo delegato, di risolvere "l'altercatione et dubio sopra li termini e confini et vicinanze" sorti tra le due Università; udite le parti (per Opi furono delegati il Magnifico Paolo Paglia, Berardino Cimini, Francesco Mascia e Polidoro Paglia), e lette le antiche scritture e visitati i luoghi, furono presto tracciati di comune accordo i confini e si stabili l'uso del molino e gualchiera di Opi da parte dei cittadini di Pescasseroli che avevano possedimenti nella medesima terra. Questo avvenimento fu agevolato dall'inaspettato ritrovamento di una pietra sovrastata da una grande ed antica croce in ferro. Per riconoscenza, il delegato ordino che le due Università, nel termine di un anno, costruissero, in quel posto, una cappella con il segno della santissima croce. 
  
Nel 1598 Lavinia Della Rovere, tutrice della giovinetta Marchesa del Vasto Isabella d'Avalos, stimo conveniente di vendere pescasseroli, Opi, Introdacqua e Roccaraso a tal Giovan Giacomo pi Sangro, lontano discendente di un ramo di quella famiglia che aveva posseduto le stesse terre nel XII e XIII secolo. Deceduto costui nel 1607 ne fu erede il fratello Ottavio al quale successe, nel 1609, la sorella Andreana. Nel 1631 morta Andreana senza eredi, le terre di Opi e di Pescasseroli ricaddero in possesso della Regia Curia e vennero vendute all'asta. Le compro per 28.900 ducati Antonio Sparano, cui il Vice Re Emanuele De Zunica consegno il privilegio di Regio Assenso in data 9 gennaio 1632. Tanto la defunta Andreana quanto il fratello Giovan Giacomo, erano stati debitori di Francesco Feo Raimondo al quale furono assegnati i proventi della vendita delle terre. 
  
Il 18 giugno 1632 un'ordinanza della Regia Camera mandava l'ufficiale Francesco Cafaro in Abruzzo con la scorta di due famiglie ad immettere Antonio Sparano nel possesso delle terre acquistate. Nello stesso anno, Carlo Antonio Cimini di Opi acquisto il paese da Antonio Sparano per la somma di 13.300 ducati. Dal momento, pero, che non riusciva a soddisfare i debiti contratti per far fronte all'acquisto, nel 1638 fu costretto a vendere Opi a Nardillo D'Orazio di Scanno per la somma di soli 7.000 ducati. Al Cimini, per l'acquisto di Opi, il Pescasserolese Marino Del Principe aveva prestato 1.500 ducati. Nel 1668 la baronia di Opi passo alla sorella maggiore Mara d'Orazio che sposo nel 1675 un Notarannunzio. A sua volta, non essendoci eredi, il 13 settembre del 1690 la baronia passo all'altra sorella, Apollonia, che si sposo con Donatangelo De Angelis senza avere eredi. 
  
Nel 1700 la Baronessa Francesca D'Orazio sposo Donatangelo Roscella dottore in medicina di Scanno; i due pero, non avendo avuto figli, donarono tutti i loro averi ai Chiericj della Madre di Dio affinché edificassero scuole pie e assistessero gratuitamente i poveri. In questo periodo Opi dette i natali a uomini illustri, come Dionisio Barosio, dottore in teologia, il quale governo vari anni da ecclesiastico nella città di Velletri, esercitando pure diverse cariche nella Rota Romana; mori in fama di Santità nel 1688, nonché Angelantonio Rubini e Nicola Rossi, teologi eruditissimi. Dal 1647 al 1649 Opi fu colpito da una grande carestia che fece salire il prezzo del grano a 30 carlini (12,75 lire la coppa). 
  
Nel 1654 un violentissimo terremoto danneggio Opi ed in particolare la Chiesa Parrocchiale come risulta da un'epigrafe. Nel 1656, in seguito alla calata dei soldati Sardi nel Regno di Napoli, si ebbe la peste in tutto l'Abruzzo; anche Opi ne fu gravemente colpita. In seguito, nel 1672, il Vice Re di Napoli invio truppe tedesche contro il fenomeno del "banditismo" particolarmente diffuso nel tenimento di Opi dove spadroneggiava il famigerato Marco Sciarra. Altri due terremoti, il primo nel 2/2/1703 ed il secondo nel 1706, arrecarono altre morti e distruzioni alla terra medesima. Maria Nobile D'Orazio sposo nel 1710 il Giureconsulto Donato Colarosi dal quale ebbe nove figli, sette maschi e due femmine. 
  
I maschi furono mandati a studiare a Napoli; il primogenito Francesco Antonio divenne dottore in Legge; Angelo, Cristoforo e Nicola divennero Sacerdoti, Biagio invece si sposo con Leonardo Serafini. Da Nicola Paolone e Dorotea De Angelis, baronessa di Opi, morta nel 1735, era nata tra gli altri la figlia Margherita, la quale sposo Onofrio Parenti originario di Barrea, che gli porto in dote la baronia di Opi. Un cittadino di Opi, Vincenzo Rossi, nel 1725, aiuto con un prestito di 4000 ducati il Barone Tommaso di Scanno, il quale per garanzia gli assegno la masseria di "Cancelli" e la "Torre" di Alberto Carretti. Il Principe di Scanno, in seguito, esattamente nel 1741, restituì la somma agli eredi di Vincenzo Rossi suo benefattore, come e testimoniato da un'iscrizione che si trova in una Chiesa di Scanno.
 
Testi tratti dal libro Storia di Opi
 
 
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