Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - STORIA - L'economia pastorale nei secoli XVI-XVII-XVIII-XIX

L'economia pastorale nei secoli XVI-XVII-XVIII-XIX
Testi a cura di Andrea Di Marino  maggiori info autore
"Quando, nel 1447, Alfonso I D'Aragona istituì il l' agosto la dogana del Tavoliere di Puglia, che aveva sede a Foggia, inizio subito un periodo felice per la pastorizia abruzzese poichè questo Monarca, oltre a garantire i pascoli invernali agli armenti abruzzesi, li proteggeva da qualsiasi rappresaglia arrecata loro dai feudatari. Morto Alfonso il "magnanimo", i re che seguirono inasprirono i balzelli, i pedaggi contro le greggi che transitavano alla dogana di Foggia ed i Comuni imposero nuovi tributi. Nel 1712 la Real Dogana ordino la denunzia dei capi ovini. 
  
Molti proprietari di ovini che avevano denunciato un numero superiore di pecore non riuscivano più a pagare le tasse applicate in proporzione al numero di ovini denunziato. E tristemente noto l'anno 1715, quando le pecore non furono fatte partire per le Puglie fino a Natale, causando la morte di 300.000 ovini per fame e per il freddo in montagna. Si comprende, dunque, come la pastorizia abbia profondamente condizionato nel passato le economie locali dei paesi degli altipiani maggiori d'Abruzzo e, di conseguenza, arricchito molte famiglie dei paesi abruzzesi. Basta citare, come esempio, Castel del Monte, Scanno e Pescasseroli. 
  
Ad Opi, la pastorizia ebbe il suo periodo felice nel 1600. Basta pensare che nel 1641 il Barone di Opi Nardillo d'Orazio aveva 4.900 pecore, e si poteva considerare in quel momento il più ricco proprietario di pecore della zona dei paesi vicini, come Pescocostanzo, Roccaraso e Scanno, i cui proprietari avevano non più di 2000 capi ovini. Nelle posizioni di testa dell'armentizia doganale abruzzese alla fine del seicento, le famiglie Baronali furono sostituite da quelle nuove che avevano fatto la propria fortuna grazie a strategie economiche dinamiche, ed al possesso di titoli di studio, faticosamente conquistati a Napoli. I paesi di montagna vissero la modificazione economica, sociale e culturale sulle strategie delle famiglie, in special modo su quelle matrimoniali. 
  
Tra il 1760 ed il 1768, gran parte dei matrimoni migliori si fecero ancora in paese. Se si da uno sguardo ai libri dei matrimoni dell'archivio parrocchiale notiamo che sino alla fine dell'anno 1780 le ragazze Pescasserolesi andarono in sposa prevalentemente lungo la linea della transumanza, con una larghissima preferenza per i giovani di Opi. Poco dopo, il potentissimo patrizio di Opi, don Callisto Rossi, sposo Placida Corsignani, erede di una delle più ilustri e ricche famiglie di Celano. Dal 1790 si fanno matrimoni tutti in un raggio territoriale ristretto tra Gioia, Opi e Villetta. Tutte le famiglie coinvolte hanno un patrimonio di greggi che sono tra le più consistenti di tutto l'Abruzzo. Nel 1797 Don Gioacchino Rossi, di Opi, figlio di quel Callisto che nel 1771 dichiaro alla dogana l'impressionante cifra di 12.000 pecore, secondo nella Marsica solo a Pietro Masciarelli di Rovere, sposo Rosaria Sipari, che porto in dote 2.000 ducati. L'avvocato Callisto Rossi di Opi, nipote di Rosaria e Gioacchino, sposo il 12 agosto del 1858 Cristina Cappelli. 
  
Il matrimonio si celebrò a San Demetrio de' Vestini, nel Palazzo dei Cappelli, signori del Paese, ricchi armentari di pecore, che oscillavano tra le dieci e le quindicimila unita. Personaggi illustri della famiglia furono Orazio Antonio Cappelli (1742-1826), collaboratore di Bernardo Tanucci, che acquisto il titolo di Marchese nel 1810. Letterato insigne, sua massima opera fu "Legge di Natura", poema pubblicato a Napoli nel 1772; Luigi Cappelli era responsabile dei grandi possessi del Tavoliere, e proprietario della "masseria di Tressanti" che conteneva un patrimonio ovino di tredicimila pecore. Un ramo della nobile famiglia dei Cappelli visse ad Opi nei secoli XVI-XVII-XVIII; verso la meta dell'800 si estinse senza lasciare tracce significative nell'archivio del Comune di Opi, eppure nella numerazione dei fuochi fatta dal Faraglia nel 1447 risulta essere tra le più antiche famiglie del paese assieme a quella dei Cimini. Nei primi anni dell'800, le famiglie più in vista di Villetta crearono degli assi preferenziali verso alcune famiglie dei paesi vicini. 
  
Poi ci fu l'emigrazione Opiana che si diresse, nella maggior parte dei casi, a Detroit, nel Michigan, ed in pochi casi a New York, Boston, Buffalo, e raggiunse il massimo delle partenze nel triennio 1889-91, quando solo nel 1891 emigrarono 103 opiani, mentre 50 ' furono nel 1890 e 54 nel 1889. Si può notare cosi la differenza agli inizi del 1880, quando , partirono solo 9 opiani nel 1885. Non era comunque facile partire, vi erano difficoltà burocratiche legate al rilascio del passaporto e alle disposizioni delle nazioni ospitanti, oltre a quelle relative al trovar posto sulle navi in partenza da Napoli. Frequenti erano i clandestini che in qualche modo riuscivano a partire nascosti nelle stive delle navi. L'emigrazione provinciale della fine del secolo aveva una media annua di 4.000 persone, cifra che arrivo a 16.000 ed oltre nel 1901. Vi era la figura di "accompagnatore" in ogni paese, che esigeva una percentuale sui primi guadagni dell'emigrato, giustificando la richiesta come copertura delle spese subite, ma che alla lunga diventarono una "tassa" fissa. 
  
La repressione del moto del 1820-21 da parte delle autorità Borboniche, normalizzo il clima politico dei due paesi. Nel corso dell'800, la pastorizia non rappresento più la fonte di ricchezza per gli abruzzesi in Puglia. La fine del sistema doganale, avvenuta tra il 1806 ed il 1865, quando il mercato delle terre ex doganali venne definitivamente liberalizzato, provoco al ceto pastorale una grave crisi attenuata comunque dall'alto tasso di analfabetismo. La vita dei pastori fu piena di poesia letta e recitata, su una mensola di pietra della capanna, sono riportate "Odi" di Parini e del "Guerin Meschino". L'inchiesta del Ministro Jacini del 1884 confermo che l'istruzione elementare era più sviluppata nei monti, specialmente tra i pastori abruzzesi che scendevano nel Tavoliere in Puglia. Nel corso dell'ottocento si affermo ad Opi il potere della famiglia Ursitti, che si basava soprattutto sulla proprietà armentizia e sui possedimenti di terreni nel Tavoliere delle Puglie, occupando il vuoto di potere lasciato dalle vecchie famiglie baronali di Opi. 
  
Alcuni degli Ursitti si dedicarono alla carriera politica, acquistando una solida egemonia all'interno del consiglio comunale di Opi, come il Cavaliere don Domenico Ursitti e il sindaco Giuseppe Ursitti che si distinsero nei primi anni del '900 nella realizzazione di alcune opere pubbliche all'interno del Paese. Altri di loro si dedicarono alla carriera ecclesiastica, come Don Alessandro Ursitti, l'illustre Parroco di Opi nei primi decenni del '900. Particolare e invece la storia della famiglia Cimini che, pur essendo una delle più antiche famiglie di Opi, non fondo mai il suo potere sull'attivita pastorale, ma sulla carriera ecclesiastica, come il Parroco Don Nicola Vincenzo Cimini alla fine del '700 e Don Leopoldo Cimini nella seconda meta dell'800. Va ricordato anche il Barone di Opi Antonio Cimini, costretto a vendere il feudo al più ricco proprietario armentizio del '600, Nardillo D'Orazio, nel 1636. 
  
Nell'amministrazione comunale si distinse Luigi Cimini, nella prima meta dell'800, mentre tra il 1915 e il 1919 il Sindaco di Opi, Pasquale Cimini, pose fine alla dinastia Rossi-Dorotea acquistando, nel 1917, il loro Palazzo signorile che divenne cosi sede del Comune di Opi, mentre le loro proprieta terriere e la masseria vennero acquistate dalla famiglia Ursitti; l'altra proprieta, detta "Prato Francone", presso le casette asismiche, fu acquistata da Nicola Cimini (mio nonno) nel 1919. Da un ramo dei Cimini di Opi proveniva Nicola Ciminelli o Nicolo Ciminello della famiglia dei Cimini di Bazzano vicino a L'Aquila (nato nel 1353 e morto a L'Aquila nel 1430, autore dei "Cantari", poema epico che narra l'assedio de L'Aquila da parte di Braccio, durato due anni, dal 1423 al 1424).
Nella prima meta del '900, durante la seconda guerra mondiale, l'occupazione tedesca fu una delle cause della fine dell'economia pastorale, in quanto un grandissimo numero di pecore venne razziato o distrutto dall'esercito tedesco in ritirata alla fine del 1944. 
  
Un'altra causa furono i disboscamenti massicci fatti per ricavarne terreni coltivabili e l'impoverimento dei pascoli montani. La terza era la nascita di una politica turistica. Vennero fatte in merito delle inchieste: l'on. Rosati interrogo alcuni pastori; di questi, uno di Opi, tale Nicolangelo De Santis, dichiaro: "Sono fortemente convinto che l'impoverimento di un pascolo e determinato al 99% dalla mancanza di concime non più depositato sul terreno, dall'animale ivi pascolante". La diminuzione di fertilità del territorio pascolativo, quindi, aveva determinato una fortissima riduzione dell'allevamento ovino. Nel 1954 in una riunione che si tenne a L'Aquila tra l'onorevole Vincenzo Rivera ed alcuni pastori dell'Alto Sangro, uno di loro, il più anziano, esclamo: "Una volta noi eravamo le persone più ricche d'Abruzzo, oggi viviamo solo di elemosina. Siamo poveri, ma abbiamo conservato la nostra dignità". Nel 1968 ci trovammo quasi di fronte ad un totale azzeramento del patrimonio armentizio transumante; nell'area compresa tra Opi, Scanno e Pescasseroli si contavano insieme non più di 4.000 capi. 
  
La crisi dell'economia pastorale di fine ottocento colpi numerose famiglie di Opi, impoverendole; inoltre, la situazione precaria dell'economia comunale venne aggravata dall'imperversare del brigantaggio e dal taglio indiscriminato dei boschi in Val Fondillo e in Valle Fredda. 138 Queste motivazioni spinsero molti opiani all'emigrazione verso le Americhe, a partire dal 1880-84, fino ai primi anni del '900. Prima di questi anni, le statistiche ufficiali ci dicono che ci fu un solo abruzzese emigrato nel 1876, tre nel 1877 e cinquantasette nel 1878; queste statistiche vennero pero contestate dal Colapietra. Benedetto Croce, a proposito dell'emigrazione, sosteneva che essa e "temporanea e perpetua". Il "Circa 1800 in America" si deve considerare come data dell'inizio del fenomeno e non come numero di persone emigrate oltre oceano". 
 
Testi tratti dal libro Storia di Opi
 
 
Sei in: - STORIA - L'economia pastorale nei secoli XVI-XVII-XVIII-XIX

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright