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Archeologia della zona Parco
Testi a cura di Andrea Di Marino  maggiori info autore

Le prime testimonianze archeologiche dell'area del Parco riralgono al paleolitico inferiore-medio (70.000-35.000 anni fa), come testimoniano le stazioni del Monte Genzana; seguono poi le genti della "cultura bertoniana" (18.000 anni fa) ben evidenziate nello scavo della Grotta Achille Graziani di Villetta Barrea ad opera dei Radmilli, e la stazione eneolitica (2.400-1.800 a.C.) di Toppe Vurgo di Scanno. 
  
La presenza di insediamenti e la stessa grotta confermano che il territorio era gia considerevolmente frequentato dall'uomo preistorico, soprattutto nel periodo estivo, probabilmente da cacciatori che, provenienti dal Fucino e dalla Conca di Sulmona, risalivano verso i monti del Parco alla ricerca di grandi prede, come camosci e cavalli. La successiva età dei metalli deve aver segnato una permanenza stabile dell'uomo nell'area con veri e propri villaggi: eccezionale e la Grotta Achille Graziani che documenta la frequentazione della cavità naturale anche nell'età bronzo-ferro e nel successivo periodo italico-romano, forse in relazione a culti, non identificati, che si svolgevano in quella grotta. 
  
La prima età del ferro (IX-VIII sec. a.C.) vede il consolidarsi degli insediamenti di altura legati alla pratica pastorale della "transumanza" verticale con la presenza di villaggi, come quello del Pianoro della Liscia (quota m. 1340 s.l.m. posto lungo la mulattiera che dal piazzale della Camosciara porta al rifugio del Belvedere della Liscia) e il sottostante Riparo del Fauno (sotto le cascatelle della Camosciara, lungamente frequentate da cacciatori che risalivano i monti della Camosciara tra il VII e il III secolo a.C.). L'area descritta era occupata, gia dalla prima eta del ferro, da popolazioni legate alla "safinas tutas" (comunità safina) che scesero successivamente, tramite le valli di Comino e Canneto, sulle invitanti pianure laziali e che vengono ricordate con il nome di Volsci. La loro presenza nel Lazio meridionale diventa massiccia verso la fine del VI secolo a.C., come attestato dalle tombe di S. Biagio Saracinisco, periodo in cui vediamo consolidarsi nel Parco una struttura insediamentale tipica della civilta safina "ocres" (centri fortificati) sulle alture e piccoli villaggi rurali, vici, sui pianori e pendii vicino al corso del Sangro. 
  
Ai centri fortificati sono legate le grandi necropoli arcaiche della Val Fondillo di Opi, della De Contra di Villetta Barrea, di Colle Santa Lucia di Civitella Alfedena ed infine Baia e Colleciglio di Barrea. I corredi tombali delle necropoli elencate documentano la ricchezza e la vitalita dei "safini" (Sabini e Sabelli nelle fonti storiche romane) insediatisi nel Parco in eta arcaica con il loro armamento costituito dai caratteristici dischi-corazza di bronzo-ferro, pugnali, spade e lance di ferro, collari, armille e fibule di bronzo; oggetti di alto valore artistico artigianale provenienti, tramite il corso del Giovengo-Sangro, dalle fiorenti fucine fucensi. Purtroppo, nessuno scavo scientifico e stato mai effettuato nell'area di queste grandi necropoli se si esclude quello della necropoli di Alfedena, che pero e marginale al territorio del Parco e legato ad una popolazione safina diversa, i Pentri. 
  
Infatti, fra il V e il VI sec. a.C., dalla originaria "comunita safina", che e presente in gran parte dell'Italia appenninica e retta dal "recei e nerf safinorum" (re e principe safino), hanno origine le repubbliche safine dei Marsi e dei Volsci che poi occuperanno l'area del Parco. I Marsi avranno un territorio che includeva Pescasseroli ed Opi, mentre oltre, fino all'altura di Barrea, saranno presenti i Volsci legati successivamente ai vicini ocres laziali di Atina e Cominium. Questa divisione e evidenziata dalle differenze del rituale funerario riscontrabile nelle necropoli: infatti, la cultura fucense (Marsi), caratterizzata dalla totale mancanza di vasellame ceramico nelle sepolture per tutta l'età del ferro, non supera la Val Fondillo di Opi, mentre gia nella necropoli della De Contra di Villetta Barrea e ben attestata la presenza di vasellame ceramico gia dalla prima eta del ferro, caratteristica presente nelle vicine necropoli pentre, peligne e atinate. 
  
Lo studio degli insediamenti e dei corredi tombali ha portato a riconoscere una caratteristica stanziale della popolazione ed una economia polivalente legata al mondo agricolo pastorale alla caccia e ad una transumanza "verticale", con gli altipiani utilizzati per gli alpeggi estivi ed i piani laziali e fucensi per i pascoli invernali. Gli "ocres", principali centri abitati, sono per adesso riconoscibili sul Monte la Rocca e Colle della Regina di Pescasseroli, Culla del Diavolo di Gioia Vecchio; sui siti dei centri storici di Opi (nel medioevo Oppidum) e Civitella Alfedena (Civitellam), ma non mancano indizi che portano a ricercarne altri sulle alture di Barrea. 
  
Le guerre safine del IV secolo a.C. (tradizionalmente dette guerre sannitiche) vedranno, tra la fine del secolo e gli inizi del successivo, la fine del popolo volsco con il suo territorio, posto tra Opi e Barrea, assegnato alla Prefettura romana di Atina nel III sec. a.C.; i Marsi manterranno il loro territorio fino ad Opi (M. Marsicano-Val Fondillo), mentre oltre Barrea aveva inizio il territorio della prefettura romana di Aufidena (Castel di Sangro) e, a sud di Scanno, quello peligno di Sulmona. 
  
Il periodo repubblicano (V-I sec. a.C.) vede lo sviluppo di molti santuari italici (hurtuii in safino) legati alla divinita di Ercole Vertumno, Vesuna, Giove e Cerere, riconoscibili nelle sorgenti di Tempio S. Antonio di Gioia Vecchio, di Vertumno e Giove di Opi, Fonte della Regina, Grotta Achille Graziani di Villetta Barrea e Baia di Barrea. Per questi santuari abbiamo anche attestazioni epigrafiche: da Opi, V. A(t) iedius / Ve(s) une / Erinie. Et / Erine / patre / dono. me(r) i / lib (s), in dialetto marso-latino del III secolo a.C. (CIL, IX, 3808); Opi=sacerdos / .cerialis (CIL, X, 5142); da Barrea (loc. Casino di Potito di Loreto)=......... s: / nniesis: / (g) avieis: aidil /: pesslum... / (p) rufat (ted)= "... s Annieius Gavii f. aedilis templum probavit" (dialetto volsco-latino di III secolo a.C.) (Vetter, 143). 
  
La fine del mondo italico nel I sec. a.C., con la guerra sociale o "bellum marsicum", vedra l'inserimento del Parco nella IV regione augustea, "Sabina et Samnium", con il territorio posto tra Gioia Vecchio e Opi nella tribu Sergia dei Marsi ed il restante territorio inserito nella tribu Terentina e quindi all'ager di Atina: a ville rustiche (fundi) appartenute a ricchi personaggi di Atina sono da riferire due iscrizioni funerarie rinvenute nel mulino di  Qpi e nel Cimitero di Villetta Barrea (CIL, nn. 5146-5147), ora visibili ne "La Masseria di Opi" e nel centro storico di Villetta Barrea. Altri villaggi e ville romane sono riconoscibili a Campomizzo, a Pescasseroli (Serulae), nei casali di Opi e nella Baia di Barrea. Successivamente, nel periodo tardo-antico, il Parco verra inserito nell'Urbica Diocesis ed assegnato alle regioni Valeria e Samnium (et) Campania fino all'arrivo dei longobardi, sul finire del VI secolo d.C., che vedrà l'area ancora cosparsa di fundi e vici che verranno rioccupati dalle corti longobarde (vedi la curte quod vocatur Serulae = Pescasseroli) e dalle ecclesiae dei monaci benedettini con la preminenza del grande monastero di Sancti Angeli de Barregio (Cimitero di ViBetta Barrea e successivamente "Studio" di Barrea). 
  
La nuova religione non attecchi probabilmente prima della fine del VI secolo d.C. data la resistenza culturale delle popolazioni locali (pagani); infatti, le prime testimonianze archivistiche non risalgono che alla seconda meta dell'VIII sec. d.C. Il legame profondo delle genti del Parco con le sue realtà culturali originarie e confermato dalla frequentazione del santuario mariano della Madonna di Canneto alle sorgenti del Melfa sul versante laziale, luogo sacro dove il culto femminile cristiano si sovrappone all'antica divinita safina di Mefite, il cui santuario e confermato da ritrovamenti votivi e da una iscrizione: N. Satrius. N. stabilio: / P. Pomponius. P.L. Salvius. / Mefidi. d.d. (CIL, X, 5047). Questa frequentazione documenta la persistenza dei contatti fra Abruzzo e Lazio in età medioevale e moderna, e costituisce un ricordo della presenza volsca originaria. 
  
Alla ricchezza di dati e testimonianze monumentali si contrappone una scarsissima conoscenza della realtà archeologica da parte delle amministrazioni locali e degli autori di storia patria ancora legati ad una visione fantastica e leggendaria della storia che porta alla localizzazione di una villa di Cicerone e ad un irreale santuario della Ope ad Opi, del centro fortificato marso di Plestinia a Pescasseroli e di Fresilia a Civitella Alfedena, che a noi, pero, piace pensarla ad Opi. 

  Testi tratti dal libro Storia di Opi

 
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