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Il P.N.A.L.M. centro importante per gli studi archeologici
Testi a cura di Andrea Di Marino  maggiori info autore
Sono ormai passati sette anni da quando la Pro Loco di Opi organizzo un incontro-dibattito sul tema "Documentazione e progetto di studio sulla consistenza del patrimonio storico-archeologico-monumentale del territorio di Opi" dove furono relatori - tra gli altri - il prof. Giuseppe Grossi dell'Archeo-club di Avezzano e lo scrivente (Gianluca Tarquinio). A questo incontro segui il Primo Convegno Nazionale di archeologia dal titolo "ll territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo nell'antichità" organizzato dall'ORSA s.r.l. di Civitella Alfedena dove, ancora una volta, lo scrivente era presente come uno dei componenti dell'organizzazione. Le sedi di Opi e di Civitella Alfedena hanno permesso di fare il punto su tutto ciò che fino ad allora si era scritto e si era rinvenuto (legalmente e illecitamente) nell'Alto Sangro, e nello stesso tempo ha suscitato ancor di più la curiosità dei ricercatori locali che hanno dato il via ad una serie di ricognizioni sul territorio. 
  
Da queste, oltre ad una serie di informazioni scaturite da interviste a pastori ed in parte verificate, sono tornati alla luce molti reperti tra cui un tempio o addirittura una villa, di cui si avevano gia varie notizie. Approfittando dell'ospitalità dataci da Radar Abruzzo, in queste pagine riporteremo i rinvenimenti più significativi scaturiti in cinque anni di ricognizioni da parte di un gruppo di appassionati. Giungendo nel Parco risalendo dalla Marsica s'incontra il bivio Pescasseroli-Gioia-Bisegna dove c'e una piccola e carat teristica cascata chiamata "Acqua Ventilata". 
  
Di fronte ad essa c'e una stradina che, attraversando dei campi, s'immerge nel bosco portandoci alla fontana di Acquarita nella cui area, sparse tra la vegetazione, esistono alcune pietre squadrate ed altre lavorate che certamente facevano parte di un'antica costruzione. Subito dopo il bivio citato, nella zona chiamata Campomizzo, alcuni anni fa il prof. Grossi rinvenne un frammento di disco-corazza con una figura antropomorfa tipica della produzione fucense. Proseguendo lungo la strada verso Pescasseroli, sulla destra, e possibile intravedere i resti del Castello di questo paese, ed anche delle mura o terrazzamenti disposti a cinta che dovrebbero essere meglio studiati dal momento che per alcuni appassionati sarebbero indice di insediamenti arcaici. 
  
Da Pescasseroli, alcuni pastori ed anziani intervistati hanno parlato di resti di una epigrafe nell'area della Cabinovia e di un capitello conservato in una stalla, ma dalla verifica effettuata per l'epigrafe non si e riusciti a identificare con precisione il punto esatto, mentre il capitello pare che sia stato trafugato. L'unico rinvenimento certo sono i resti di un'epigrafe che oggi sono incastonati alla base della facciata della chiesetta di Santa Lucia. Sicuramente più interessante, dal punto di vista archeologico, e il territorio di Opi che sta restituendo una grande quantità 170 di manufatti tra cui i più interessanti sono quelli provenienti da Pianezza, Colle di Licco, Forcone e Quarto Longo. I ritrovamenti in queste zone sono principalmente costruiti da tegole romane e da cocci di ceramiche ad impasto. 
  
Nel primo sito, inoltre, si e rinvenuto, a livello del terreno, il basamento di una costruzione che conserva ben identificabili le pietre angolari, mentre tutta l'area e ricca di frammenti di tegole e di ceramica. Sono state rinvenute anche tombe, purtroppo gia visitate da clandestini e l'unico corredo rintracciato, almeno fotograficamente, e stato esposto questa estate presso il Municipio di Opi in una mostra composta da una decina di tabelloni, cartine, disegni e fotocopie varie. Dalle interviste effettuate e venuta fuori anche una conferma, ma non sappiamo fino a che punto influenzata dalla locale storiografia, dell'esistenza di un tempio sulla sommità del monte dove c'e l'abitato di Opi. A differenza della dedica ad Ope o a Cerere, gli intervistati hanno indicato in Vesta la dea a cui era dedicato il tempio. 
  
Un'altra zona che ha restituito molti frammenti di ceramica ad impasto, di tegole e di pietre sospette, e all'imbocco della Val Fondillo, sulla sinistra del ponte che serve per attraversare il fiume. I resti di un tempio, o di una villa repubblicana, provenienti dai Casali di Opi, rappresentano il ritrovamento archeologico più importante del territorio dell'Alto Sangro non solo di questi ultimi cinque anni, ma sicuramente del nostro secolo. Già nel 1977 Lorenzo Quilici, in un articolo apparso sul Bollettino della Unione Storia e Arte (n.s. XX, pp, 11-16), ricordando una sua gita effettuata nel Parco negli anni cinquanta, cosi scriveva: Una villa rustica di tarda età repubblicana giace sepolta alle pendici occidentali del Monte Marsicano, sulla mezzacosta del declivio coltivabile dirimpetto a Val Fondillo. 
  
L'articolo continuava con una descrizione delle tegole e dei frammenti ceramici rinvenuti nell'area. Il Quilici, forte della sua esperienza e dell'analisi dei manufatti di superficie, era giunto a tali conclusioni senza pero fare importanti ritrovamenti anche perché erano altri i motivi della sua presenza nel Parco. Sulla scorta di una copia di questo articolo, un gruppo di giovani locali, rovistando fra le pietre, tra gli alberi e gli arbusti, hanno rinvenuto i resti di colonne, grandi pietre squadrate che delimitano una precisa superficie, pietre lavorate, blocchi di fusione metallici e una moneta romana. Nonostate il rinvenimento sia stato puntualmente denunciato alla Sovrintendenza di Chieti e al Comune di Opi (almeno da quanto ci e dato sapere), sono mancati rapidi interventi e un recente sopralluogo effettuato dallo scrivente ha messo in luce un'intensa attivita di "tombaroli" che hanno riportato alla luce una tomba in cui, chiaramente, non resta purtroppo più niente. 
  
E' opportuno, a questo punto, un deciso intervento degli organi competenti, nonchè della Direzione del Parco Nazionale d'Abruzzo, al fine di salvaguardare, tutelare e valorizzare tale scoperta anche al fine di creare un ulteriore richiamo turistico per i centri alto-sangrini. Uno studio più approfondito, portato avanti con criteri scientifici e con una attenta ricerca archivistica, permetterebbe di creare un itinerario archeologico che, snodandosi tra il verde, acquisterebbe un fascino molto particolare". 
 
 

Testi tratti dal libro Storia di Opi
 

 
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